Home
Autori
Libri
Materiale didattico
Giochi
KabaGloss@rio

Schede didattiche

Corsaro pirata GALEONE FILIBUSTIERI Alligatore TORTUGA SQUALO Bucaniere caraibi ARAWAK tigre Olonese CAIMANO Maracaibo Gibilterra CARIB BAMBU' america centrale

Carlo Collodi

Note Biografiche

Carlo Collodi, il cui vero nome è Carlo Lorenzini, nasce a Firenze il 24 novembre del 1826. La madre, Angelina Orzali, benché diplomata come maestra elementare, fa la cameriera per l'illustre casato toscano dei Garzoni Venturi e in seguito presso la ricca famiglia Ginori di Firenze. Il padre Domenico Lorenzini, di più umili origini, debole di carattere e fragile di salute, lavora come cuoco per gli stessi marchesi Ginori, grazie al cui supporto poté studiare. Primogenito di una numerosa e sventurata famiglia (dei dieci figli, sei ne muoiono in tenera età), Carlo frequenta le elementari a Collodi, affidato ad una zia. Malgrado il carattere vivace, inquieto e propenso all'insubordinazione, viene avviato agli studi ecclesiastici presso il Seminario di Val d'Elsa e poi dai Padri Scolopi di Firenze. Fra il 1842 e il 1844, seguì lezioni di retorica e filosofia a Firenze, presso un'altra scuola religiosa degli Scolopi. Nel 1843, sempre studiando, iniziò a lavorare come commesso nella libreria Piatti a Firenze. Entrò così nel mondo dei libri e in seguito diventò redattore e cominciò a scrivere. Il famoso pseudonimo deriva dal paese natale della madre. Lo scrittore lo usò inizialmente per firmare gli interventi su una rivista satirica, «Il Lampione», da lui fondata nel 1848, negli stessi giorni in cui stava partecipando con l’esercito piemontese alla seconda guerra d’indipendenza. La rivista venne chiusa dalla censura a pochi mesi dalla nascita, ma Collodi non si diede per vinto e nel 1853 fondò un altro periodico, «La scaramuccia», un giornale teatrale su cui scrisse piccole commedie. Continuò a dedicarsi al giornalismo fino al 1859, quando si unì all’esercito di Giuseppe Garibaldi. Di ritorno da quest’avventura, nel 1860 entrò nei servizi amministrativi di Firenze, più in particolare presso l’ufficio della censura teatrale (fatto curioso proprio per lui, che aveva sofferto della censura in prima persona) e poi alla Prefettura. La sua attività letteraria fu sempre diligente e costante ma, almeno fino al 1875, priva di un effettivo rilievo.

L'incontro con la letteratura per ragazzi

Proprio nel 1875, Collodi tradusse per un editore fiorentino le fiabe del Perrault e di altri scrittori francesi effettuando anche l'adattamento dei testi integrandovi una morale; il tutto uscì l'anno successivo sotto il titolo de I racconti delle fate. Questo lavoro lo avvicinò al magico mondo della letteratura per l’infanzia e fu un incontro ricco di importanti conseguenze, delle quali il celebre burattino dal naso semovente sarà il coronamento finale. Conosciute le infinite possibilità offerte dallo strumento narrativo della fiaba, Collodi sembra aver trovato la vena letteraria a lui più congeniale e dà inizio a una lunga e proficua attività di scrittore per l’infanzia.

I primi successi

Pubblica Giannettino, raccolta di racconti pedagogici in ben sette volumi (il primo nel 1876, l’ultimo nel 1890) nel 1878 fu la volta di Minuzzolo. Nel 1881, sul primo numero del periodico per l'infanzia Giornale per i bambini, che dirigerà poi dal 1883, uscì la prima puntata de Le avventure di Pinocchio, con il titolo Storia di un burattino. Vi pubblicò poi altri racconti raccolti in Storie allegre nel1887. Il tuo testo più famoso esce integralmente nel 1883 con l'editore Felice Paggi di Firenze. L'opera è stata pubblicata in 187 edizioni e tradotta in 260 lingue o dialetti. Tanta sarà la fama di questa bellissima favola, da oscurare irrimediabilmente tutti gli altri scritti del suo sfortunato autore, che si guadagnerà tra l’altro l’immeritata nomea di fannullone: chissà, forse per un autonomo processo di identificazione con il suo celeberrimo e amatissimo personaggio. In realtà Collodi fu un indefesso lavoratore della penna e scrisse molti altri libri oltre a Pinocchio, tra cui Occhi e nasi (1881) e i postumi Note gaie (1892), Divagazioni critico-umoristiche (1892) e I ragazzi grandi (1889); Collodi era infatti morto improvvisamente, il 26 ottobre 1890, mentre stava lavorando a un altro romanzo per ragazzi, senza aver potuto godere minimamente dei vantaggi economici derivati dal successo della sua opera.